Che cos'è Facebook

Che cos’è Facebook

Detto in parole povere Fb (abbreviazione comoda di Facebook) è un social network, in pratica un sito dove gli utenti iscritti possono “socializzare virtualmente”, ossia condividere in rete pensieri, idee, appuntamenti, foto, video e brani musicali. Nasce nel 2004 ad opera di un piccolo gruppo di studenti universitari americani.
Dalla pagina di Wikipedia dedicata a Facebook apprendiamo che:

Facebook è stato fondato il 4 febbraio 2004 da Mark Zuckerberg all’epoca studente diciannovenne presso l’università di Harvard, con l’aiuto di Andrew McCollum e Eduardo Saverin. […] …. Facebook si espanse all’Università di Stanford, alla Columbia University e all’Università Yale. Questa espansione continuò nell’aprile del 2004 quando si estese al resto della Ivy League, al MIT, alla Boston University e al Boston College.

Il dominio attuale, facebook.com, fu registrato soltanto in seguito, tra l’aprile e l’agosto 2005, e molte singole università furono aggiunte in rapida successione nell’anno successivo. […] Quindi il 27 febbraio 2006 Facebook si estese alle scuole superiori e a grandi aziende.
Dall’11 settembre 2006, chiunque abbia più di 13 anni può parteciparvi. […] Se lo scopo iniziale di Facebook era di far mantenere i contatti tra studenti di università e licei di tutto il mondo, con il passare del tempo si è trasformato in una rete sociale che abbraccia trasversalmente tutti gli utenti di Internet.
Facebook nasce quindi, nell’idea dei suoi fondatori, come un sistema per tenere connessi universitari; poi si espande ad altre università, quindi al mondo della scuola in generale e infine alla società tutta.

Fin qui nulla di anomalo. Ma leggiamo un passo successivo della scheda Wikipedia:

Nel 2007 Microsoft acquista una quota del 1,6% per 240 milioni di dollari e un gruppo di investitori russi compra il 2% per 200 milioni di dollari. Il valore del sito era stimato da Microsoft all’epoca in 15 miliardi di dollari, ma successivamente smentito e corretto in 3,7 miliardi di dollari nel 2009. […]
A inizio 2010 l’azienda è stata valutata a 14 miliardi di dollari. A metà 2010 l’azienda è stata valutata a 25 miliardi di dollari, per poi giungere a un valore stimato di 41 miliardi di dollari nel novembre 2010,stima di SecondMarket. Il 3 gennaio 2011 Goldman Sachs investe in Facebook 450 milioni di dollari facendolo rivalutare alla cifra astronomica di 50 miliardi di dollari. […]
Il 9 aprile 2012 Facebook ha acquistato Instagram per 1 miliardo di dollari.
Un miliardo di dollari è una cifra immensa, come tutti ben comprendiamo, ed è stata spesa solo per acquistare un sito di servizio.

Chi finanzia Facebook e perchè

La prima osservazione che viene spontaneo fare è chiedersi come abbiano fatto alcuni studenti a trasformare il loro network universitario in una macchina da soldi quale è oggi Facebook. Soldi e opinione, perché non dobbiamo sottovalutare l’aspetto di “gestione del consenso” che è uno dei punti di forza di questo sito, come vedremo più avanti.
Chiunque abbia a che fare con la creazione e gestione di siti internet sa che per fare un buon sito, uno che faccia accessi, servono una buona idea e un adeguato investimento in denaro. Spesso la buona idea, da sola, non genera un sito di successo: servono soldi. Soldi per pagare i contenuti, gli operatori, l’infrastruttura, la ricerca, il posizionamento SEO, etc.
Se la prima fase di Facebook, quella universitaria, si è potuta sviluppare in maniera “casalinga” o appunto intra-universitaria, ecco che il passo successivo, non fosse altro per l’esigenza delle ingenti risorse web necessarie a far girare il sito stesso, non poteva che operare su scala maggiore, quindi con costi rilevanti. Non parliamo poi di tutte le fasi ulteriori della crescita…
La domanda principe quindi è: chi ha messo i soldi per far crescere Facebook? E soprattutto: perché li ha messi?
Negli Usa nessuno fa nulla per nulla e il denaro è il motore, e al tempo stesso la ragione, di qualsiasi cosa avvenga. Palese quindi che coloro i quali hanno messo denaro nell’avventura Facebook lo hanno fatto perché erano certi che quello era un investimento che avrebbe reso almeno il doppio o il triplo.
Ma cosa poteva far pensare a degli scaltri investitori che un sito di contatti tra universitari poteva diventare un ricco investimento? Anche considerando l’ovvio fattore di rischio, è chiaro che una valutazione positiva deve essere stata fatta, altrimenti di trattava di un vero salto nel buio, un azzardo che pochi investitori sono disposti ad affrontare.
La risposta più ovvia è che il guadagno sarebbe venuto dalla pubblicità. Ma non c’è solo questo. Probabilmente la verità su “a che cosa serve Facebook” è più sottile e sfuggente.
Chi ha finanziato Facebook ha intuito quella che era la sua vera grande potenzialità: diventare il più colossale, minuzioso e per giunta subdolo analizzatore di tendenze della popolazione, quando non addirittura un potenziale manipolatore di esse. Parliamo di tendenze economiche in primis, ma non solo.
Siamo ovviamente nel campo delle ipotesi, ma ci sono molti elementi a suffragare queste tesi.
Di certo il vero punto di forza di questo social network sta nel fatto che sono gli stessi utenti a dare tutte queste informazioni e sono ben felici di farlo, ansioni di cliccare “mi piace”, diventare fan di pagine, rispondere a sondaggi e condividere qualcosa. Informazioni che in altre sedi verrebbero difese a denti stretti, invocando (spesso a sproposito) il Garante della privacy, vengono invece elargite gioisamente e inconsapevolemente su Fb.

Le funzioni di Facebook

I livelli di utilizzo di Fb sono sostanzialmente due, e questo è un dato certo e verificato. Il primo livello è quello palese, ossia luogo lo scambio “sociale” di informazioni e media, quindi un uso ludico e innocente. Esiste poi un secondo livello d’uso, praticamente invisibile all’utente e noto solo agli addetti ai lavori, che è quello di analisi. Le funzioni analitiche del social network possono essere due e solo la prima è certa e nota, mentre la seconda resta nel campo delle ipotesi, ipotesi molto plausibili:

Analizzatore commerciale

Grazie all’analisi dei comportamenti degli iscritti (mi piace, condivisioni, adesione a pagine) Fb è in grado di conoscere i loro gusti e interessi. Questo viene sicuramente e palesemente fatto per singoli utenti con la pratica della “profilazione”.

Analizzatore sociale

Il passo successivo è l’aggregazione di quei dati, raccolti per singolo individuo, raggruppandoli per utenti omogenei. L’analisi incrociata e aggregata degli scambi di informazioni su Fb permette di capire gli orientamenti, anche potenziali, dell’opinione pubblica, sia in termini globali (quindi nazione), sia per fasce di età o aree geografiche. Lo stesso tipo di potenzialità è proprio di Twitter.
Per citare un esempio è ormai assodato che i social network abbiano avuto un ruolo preponderante nelle rivolte arabe; resta da capire se sia stato un ruolo passivo, se cioè siano stati solo strumenti di aggregazione spontanea e libero scambio di pensiero, oppure se siano stati usati da poteri esterni a quei paesi per capire gli orientamenti della popolazione e compiere azioni “catalizzatrici”, o addirittura per influenzare opinioni pubbliche già rivelatesi sensibili a certe tematiche.
Dalla funzione di analizzatore sociale deriva la possibilità di una terza funzione, assai più delicata e potenzialmente pericolosa per la stessa democrazia.

Gestore dell’opinione pubblica

Dal punto precedente discende anche la possibilità che attraverso la diffusione mirata di post sia possibile diffondere qualsiasi tipo di notizia o opinione in maniera “virale”, quindi rapida e automatica. Questo significa che anche una falsa notizia potrebbe entrare per vera nel circuito della conoscenza diffusa.
Per inciso, non è un segreto il fatto che nel 2011 le forze armate americane avrebbero finanziato una società privata per creare un buon numero di finti profili Facebook con i quali influenzare l’opinione pubblica su questioni ritenute strategiche. Parliamo di influenzare il pensiero della gente, non gli acquisti.
Ecco a cosa potrebbe servire Facebook.

Ipotesi sui finanziatori

Questo spiegherebbe come mai banche e fondi di investimento abbiano deciso di rischiare i loro soldi in un sito fatto da universitari per universitari.
Non tanto, dunque, la possibilità di recuperare moltiplicati i loro investimenti grazie al fatto che il sito sarebbe divenuto popolare e utilizzato (quindi con molti accessi e ricco budget di pubblicità) ma per la possibilità di usare e gestire informazioni preziose su gusti e tendenze della popolazione mondiale.
Esistono poi in rete voci, ma ovviamente si tratta di voci incontrollate e quindi difficilmente verificabili, che sostengono come dietro questa operazioni vi siano certamente investitori privati lungimiranti, ma anche enti governativi Usa (CIA) che ne hanno compreso le potenzialità “sociali” e l’hanno supportato con l’intenzione di usarlo quale grimaldello per “aprire” paesi avversi o chiusi alla “democrazia della Coca-cola”.
Quello che è avvenuto in Nordafrica sarebbe una sorta di conferma di quest’ultima ipotesi; non deve stupire poi l’evoluzione degli eventi, in quanto gli americani hanno sempre dato ampia dimostrazione dell’indubbia capacità di capovolgere stati e regimi a loro avversi, e della contemporanea incapacità di gestire il dopo: dall’Iraq all’Afghanistan, ora al Nordafrica, la storia è una ricca sequenza di dimostrazioni in tal senso.

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