Le pecore clonate vivranno più a lungo

Pecore clonate: da oggi vivranno più a lungo

Ve le presentiamo: sono Debbie, Denise, Dianna e Daisy, quattro pecore clonate donate utilizzando la stessa linea cellulare di tessuto mammario che ha dato origine alla più famosa Dolly.

Hanno appena festeggiato il nono compleanno, smentendo coloro che sostenevano che questi animali avrebbero sofferto di invecchiamento precoce. Dolly è stata soppressa nel 2003, alla relativamente giovane età di sei anni, in seguito alla scoperta di masse tumorali nel torace: per questo, alcuni ricercatori ipotizzarono, senza peraltro averne la certezza, che gli esemplari donati secondo la tecnica SCNT (Somatic Cell Nuclear Transfer, trasferimento nucleare di cellule somatiche) potessero invecchiare più rapidamente di individui generati naturalmente.

Nel 2015, le sorelline di Dolly sono state sottoposte a un check-up medico che ha compreso risonanze magnetiche, radiografie e analisi di laboratorio per valutarne la funzione cardiaca, la pressione, la funzionalità articolare e la sensibilità insulinica. Nei mesi scorsi sono stati pubblicati i risultati. Nonostante l’età avanzata, le pecore clonate non hanno manifestato sintomi di diabete, ipertensione o patologie degenerative a carico delle articolazioni. “L’invecchiamento di cloni di tipo SCNT non è stato mai adeguatamente studiato: non esistono ricerche dettagliate sullo stato di salute di questi esemplari”, ha detto Kevin Sinclair, ricercatore dell’Università di Nottingham. “Una delle nostre preoccupazioni iniziali era che i soggetti donati potessero andare incontro a invecchiamento precoce, visto che Dolly aveva sofferto di osteoartrite fin dall’età di cinque anni. Dopo valutazioni approfondite relative alla tolleranza al glucosio, alla sensibilità all’insulina, alla pressione sanguigna e all’apparato muscoloscheletrico, abbiamo concluso che all’epoca dello studio i nostri cloni, data l’età, erano in buone condizioni di salute”.

La tecnica SCNT presenta ampi margini di miglioramento. Tuttavia, la ricerca condotta ha dimostrato che gli animali donati possono raggiungere in buona salute un’età avanzata. Sinclair ritiene che, nel lungo periodo, il perfezionamento del metodo SCNT potrà consentirne applicazioni terapeutiche negli umani. “I miglioramenti necessari saranno il risultato di una maggiore comprensione dei fenomeni biologici caratteristici delle prime fasi di sviluppo dei mammiferi. A sua volta, ciò potrà contribuire realisticamente alla possibile applicazione di tecniche SCNT alla produzione di staminali a scopi terapeutici per pazienti umani, nonché alla generazione di animali transgenici sani, fertili e produttivi”, ha aggiunto lo scienziato. “Perché queste biotecnologie possano essere utilizzate in futuro, dobbiamo continuare a testarne la sicurezza”.

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