Chi ha inventato la dinamite?

Chi ha inventato la dinamite?

Inventore della dinamite, causa della morte di milioni di persone, e fondatore dei celebri premi a chi meglio promuove “il benessere dell’umanità”: ecco la storia di uno degli uomini più ricchi del mondo, che ebbe una crisi di coscienza e volle farsi perdonare.
Secondo la leggenda, i celebri Premi Nobel sarebbero nati da un equivoco. E 12 aprile 1888, infatti, moriva a Cannes Ludvig Nobel. Un giornale di Parigi, Ideotie Quolidienne, avrebbe pubblicato il giorno dopo un necrologio che diceva: «Il mercante di morte è morto» e proseguiva: «Il dottor Nobel, che è diventato ricco trovando il modo di uccidere le persone più 21- velocemente che mai, è morto ieri». Il giornale però sbagliava: Ludvig era solo un ricco uomo d’affari. Il “mercante di morte” era suo fratello Alfred, che ebbe quindi il privilegio di leggere sulla stampa ciò che il mondo pensava di lui.

A soli 17 anni venne inviato in giro per l’Europa e in America a perfezionare la formazione (era anche versato per le lingue e imparò a parlare fluentemente in aggiunta allo svedese anche inglese, francese, tedesco e russo). Oltre che a Parigi e negli Stati Uniti Allied studiò in Italia, a Torino. Qui nel 1847 conobbe il chimico italiano Ascanio Sobrero, che aveva appena inventato la nitroglicerina, un composto chimico liquido altamente esplosivo. Dato che il padre Immanuel stava creando una fortuna producendo armi ed esplosivi per l’imperatore russo, l’interesse di Alfred era abbastanza ovvio.

Quando nel 1853 scoppiò la guerra di Crimea, le commesse statali per la ditta di Immanuel Nobel andarono alle stelle: ma dopo tre anni, la fine del conflitto, disastroso per la Russia, travolse anche l’azienda svedese. Immanuel tentò di riconvertire la fabbrica per produrre motori navali, ma verso il 1859 le perdite erano diventate insostenibili. Con Alfred ed Emil tornò in Svezia per continuare a lavorare nel campo degli esplosivi. Robert, e Ludvig, invece, si trasferirono a Bakti (Azerbaijan) e si lanciarono nel mercato del petrolio, allora una novità assoluta, diventando presto ricchissimi con la costruzione delle prime navi petroliere della storia.

Studiò anche a Torino

Nobel erano una famiglia svedese antica e già famosa nel 1833, quando Alfred venne al mondo a Stoccolma terzo di quattro fratelli (gli altri erano Robert, Ludvig ed Emil Oskar, il più piccolo). Il padre Immanuel, ingegnere e inventore, per problemi economici dovette trasferirsi in Russia, a San Pietroburgo, dove ribaltò la propria situazione grazie all’invenzione di un nuovo tipo di mina subacquea comandata elettricamente. Lo zar ne rimase così impressionato da fornire capitali e contatti per introdurlo nel mondo degli armamenti. Alfred venne educato dai migliori professori privati: il suo insegnante di chimica, per esempio, era Nikolaj Zinin, presidente della Società russa per la fisica e la chimica.

Primi passi, primi successi

In Svezia i Nobel acquistarono un laboratorio a Heleneborg, nella periferia di Stoccolma, che era stato una fabbrica di tabacco e poi di pipe di argilla. Qui Alfred, con il padre e il fratello Emil, lavorò per rendere stabile, e quindi utilizzabile sul piano commerciale, la nitroglicerina. Questa potentissima sostanza deflagra infatti al minimo urto. Nel 1863 Alfred inventò un detonatore che permetteva per la prima volta di controllare con una certa efficacia il momento dell’esplosione: un piccolo tappo di legno contenente una modesta quantità di polvere da sparo, che veniva inserito in un tubo metallico più grande, pieno di nitro-glicerina.

Quando la polvere da sparo veniva fatta esplodere con una miccia, innescava l’esplosione, ben più potente, della carica di nitroglicerina. Due anni dopo migliorò il detonatore sostituendo la polvere da sparo con una piccola quantità di fulminato di mercurio, che poteva esplodere non soltanto tramite la fiammella di una miccia ma anche in caso di urto lieve. Alfred era un lavoratore instancabile. Quando seguiva un progetto importante si chiudeva nel laboratorio e lavorava per giorni interi, dimenticandosi di mangiare e dormire. Si affidava, oltre che a un metodo rigoroso, anche alle sue personali intuizioni, che non voleva condividere con nessuno. I circa cinquanta esperimenti che condusse per inventare il detonatore vennero portati a termine senza alcun collaboratore di supporto: così teneva il segreto fino all’ultimo su quello che stava facendo.

Nel 1864 si sentì abbastanza sicuro da fondare un’altra società, la Nitroglycerin AB, per la produzione industriale di questa sostanza. In realtà le esplosioni nel laboratorio di Heleneborg erano ancora frequenti. Il 3 settembre 1864 accadde un vero disastro: per un errore di manovra un grande quantità di nitroglicerina esplose uccidendo il fratello di Alfred, Emil, e altri cinque collaboratori. L’edificio venne quasi distrutto e le autorità di Stoccolma proibirono ulteriori esperimenti sul territorio comunale. Alfred allora aggirò l’ostacolo comprando una chiatta ormeggiata sul lago della capitale e continuando a produrre nitroglicerina, ancora liquida. Nonostante le difficoltà e i pericoli, il vantaggio di questo esplosivo rispetto alla vecchia polvere da sparo era evidente nei lavori di miniera o nelle cave. In una dimostrazione condotta davanti al futuro re di Svezia Oscar H venne scavato un sottile foro profondo una decina di metri, in cui fu calata una piccola quantità di nitroglicerina: quando la si fece brillare, «tutta la montagna sembrò sollevarsi», scrisse un giornale, «e un’enorme quantità di terra e pietre fu scagliata in aria».

Più tardi Nobel si spostò a Vinterviken, una località a 5 km dalla città, affacciata sul lago Malaren, dove proseguì i suoi esperimenti. Col tempo la zona si trasformò in un complesso industriale imponente, con ferrovie, case per operai e gallerie sotterranee per effettuare esperimenti in tutta sicurezza.

L’invenzione della dinamite

Fu qui che nel 1867 inventò la dinamite: nient’altro che nitroglicerina resa finalmente stabile grazie a una miscela di kiselguhr, una “farina” fossile ricca di silicio e di alluminio che si trova facilmente sulle rive del fiume Elba in Germania, e piccole quantità di carbonato di sodio. Trattata in questo modo, la nitroglicerina si trasformava in una pasta facilmente modellabile e di fatto fu commercializzata sotto forma di candelotti in cui venivano infilati i detonatori poco prima di farli esplodere. Nonostante si verificassero ancora incidenti, alcuni anche gravi (nel 1868 a Vinterviken perirono in un’esplosione ben 14 operai), il successo della dinamite fu travolgente. Nobel aprì oltre 90 succursali in almeno 20 Paesi diversi (tra cui l’Italia) diventando ben presto uno degli uomini più ricchi della Terra.

Tuttavia proseguì gli studi per migliorare ulteriormente i suoi esplosivi: nel 1887 brevettò la balistite, una sostanza ottenuta mescolando la nitroglicerina con la nitrocellulosa, che si dimostrò eccellente per le munizioni militari perché esplodeva senza fare fumo. Ormai Alfred passava la maggior parte del tempo a Parigi, in una splendida dimora in Avenue Malakoff, vicino agli Champs Elysées, anche se continuava a viaggiare. Nel 1889 vendette il brevetto della balistite all’Italia, dopo averlo inutilmente offerto alla Francia: questo gesto, interpretato come una sorta di tradimento (l’Italia all’epoca era alleata della Germania), fece sì che venisse costretto ad andarsene. Acquistò una villa a Sanremo (anche per beneficiare del clima mite della Riviera) e qui continuò a studiare, producendo gomme artificiali e proseguendo anche i suoi esperimenti militari da un molo appositamente costruito.

L’ultima sorpresa

Il 10 dicembre 1896 Alfred Nobel venne sorpreso da un attacco di cuore e morì. All’apertura del testamento si scoprì con enorme sorpresa che aveva destinato circa il 94 per cento del suo immenso patrimonio (valutabile in 250 milioni di dollari odierni) all’istituzione cli premi annuali «per coloro che più abbiano contribuito al benessere dell’umanità» nel campo della chimica, fisica, medicina, letteratura e pace. Le ragioni di questa decisione sono ancora avvolte nei misteri della coscienza umana. L’ipotesi secondo la quale Alfred sarebbe stato influenzato dal necrologio scritto prima della sua morte sul giornale francese è probabilmente falsa. Non se ne trova traccia nella documentazione ufficiale della Fondazione Nobel e si dubita perfino dell’esistenza del giornale che lo avrebbe pubblicato. E più probabile che la morte del fratello Ludvig abbia dato inizio a una riflessione tutta interiore e intima che lo ha portato alla decisione di istituire i premi che ancora oggi portano il suo nome.

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