Napoli e la passione per il calcio e la famiglia

Famiglia e calcio: le passioni dei napoletani

La famiglia prima di tutto

I napoletani vanno fieri della loro spontaneità e flessibilità, ma sono irremovibili quando si tratta del pranzo della domenica, considerato un evento irrinunciabile. Qualsiasi cosa accada, questo momento della settimana è sacro per le famiglie napoletane, perché offre la possibilità di aggiornarsi sulle rispettive vite, spettegolare su politici, calciatori e VIP e mangiare tanto. La sacralità del pranzo domenicale dimostra come la famiglia resti tuttora il pilastro della vita napoletana. La fedeltà ai parenti e agli amici è profondamente radicata nella mentalità locale.

Come scrisse nel 1964 Luigi Barzini (1908-84), autore di Gli italiani. Vizi e virtù di un popolo (BUR Rizzoli, 2008), una vita privata felice rende sopportabile una vita pubblica orrenda. Questo divario tra sfera privata e sfera pubblica è tipico della mentalità del Sud Italia, conseguenza di anni di invadenti dominazioni straniere. Alcuni napoletani non si fanno magari scrupoliad abbandonare i rifiuti per strada, ma tengono la propria casa pulita come uno specchio. Le famiglie campane restano tuttora tra le più numerose d’Italia: la media è di 2,73 componenti, una percentuale alta se paragonata ai 2,23 del Lazio, ai 2,27 della Lombardia e ai 2,20 del Piemonte. Forse anche per questo, e per l’assenza di politiche efficaci a riguardo, la Campania ha un tasso di occupazione femminile intorno al 20%, tra i più bassi d’Italia.

Il culto del calcio

Il capoluogo campano ospita la squadra di calcio più forte dell’Italia meridionale, il Napoli, e il terzo stadio del paese per dimensioni, lo Stadio San Paolo; per non parlare del piccolo santuario dedicato al più grande eroe del calcio partenopeo, Diego Armando Maradona. Sottratta al Barcellona per la cifra record di 13 miliardi e mezzo di attuali 7 milioni di euro) nel 1984, la stella del calcio argentino, nella stagione 1986-7, condusse il Napoli al suo più grande successo di sempre, la vittoria dello scudetto e della Coppa Italia. Questo duplice trionfo, mai riuscito a nessuna squadra dell’Italia meridionale, trasformò Maradona in un semidio per i napoletani. Così, in occasione dei Mondiali di calcio del 1990, quando era capitano dell’Argentina, Maradona invitò gli abitanti della città a tifare per la sua squadra durante la semifinale contro l’Italia, giocata proprio a Napoli. Facendo leva sulle tensioni tra Nord e Sud, Maradona rilasciò una dichiarazione polemica: “Non mi piace che adesso tutti chiedano ai napoletani di essere italiani e di sostenere la loro nazionale. Napoli è sempre stata emarginata dal resto d’Italia. È una città che subisce il razzismo più ingiusto”. Per i Mondiali del 2006, fortunatamente, i contrasti tra Nord e Sud furono messi da parte e il capitano della nazionale che portò la squadra alla vittoria fu il napoletano Fabio Cannavaro.

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