Anche gli animali hanno i codici a barre

Anche gli animali hanno il codice a barre

Anche le specie viventi hanno il loro codice a barre, proprio come i prodotti sugli scaffali dei super-mercati o i pacchi delle spedizioni, identificati da una sequenza di barre e numeri. Ci sono voluti decenni perché i ricercatori lo comprendessero, ma ormai non esiste biologo che non utilizzi il Dna bairoding (il codice a barre del Dna) per identificare e analizzare i propri campioni. Il Dna barcoding è una piccola sequenza di geni che permette di riconoscere inequivocabilmente la specie a cui appartiene.

Da quando nel 2003 Paul Herbert, ricercatore all’University of Guelph, in Ontario (Canada), ha proposto di utilizzare un frammento standard di Dna per riconoscere ogni forma vivente, gli scienziati di tutto il mondo hanno iniziato a collaborare alla realizzazione di immense banche dati, come ad esempio la Barcode of Life Data Systems, dove appunto sono raccolte e archiviate le sequenze geniche identificative di ciascun essere vivente, sia esso animale, pianta, fungo o microbo.

Così, oggi basta un piccolo campione biologico per risalire all’identità del suo proprietario: è sufficiente un pezzettino di pelle collocato nel sequenziometro tascabile, analogo ai lettore infrarossi della cassiera, e il gioco è fiuto, la specie è quella. Una bella comodità se si pensa a quanto ci voleva nel Novecento: immaginate uno zoologo dell’epoca, che doveva classificare un coleottero o una zanzara, o un botanico alle prese con un filo d’erba. Agli inizi del secolo scorso, ma anche fino a un decennio fa, il campione raccolto doveva essere confrontato con gli esemplari custoditi in qualche cassetto polveroso di un museo.

Ci voleva tempo e denaro per la raccolta, il trasporto, l’analisi e il confronto della forma, del colore, delle dimensioni. La ricerca bibliografica richiedeva ulteriore tempo e non era raro imbattersi in errori dovuti alle differenze tra l’adulto e vari stadi giovanili di una specie (si pensi ad esempio alle diversità tra un bruco e una farfalla o alle moltissime colorazioni di un pesce tropicale che variano in base all’età, al sesso e all’umore). Un lungo studio, che oggi si riduce a qualche manciata di minuti, tanto basta al sequenziometro per analizzare il campione e dare un responso certo. L’utilizzo del codice a barre del Dna è quindi una grande innovazione scientifica perché permette di ridurre tempi e costi delle analisi biologiche.

Contro il commercio di animali

L’impiego del codice a barre del Dna ha dato una svolta alla scienza in molteplici campi. Ormai è un mezzo insostituibile per la ricerca e la tutela della biodiversità. I biologi, infatti, ne fanno uso nelle campagne di monitoraggio ambientale sia per identificare nuove specie sia per valutare lo stato di salute e la ricchezza di piante e animali di un certo habitat, dati essenziali per avviare programmi di conservazione e di indagine ecologica. L’uso del Dna barcoding ha dato un ampio slancio anche alla ricerca in campo genetico per quanto riguarda lo studio di mutazioni e per ricostruire i processi evolutivi delle specie. Inoltre, offre diversi impieghi pratici di grande utilità pubblica.

Grazie a questa metodica, ad esempio, le autorità competenti possono facilmente smascherare il commercio illegale di piante e animali (il cui giro d’affari è pari a oltre 23 miliardi di euro all’anno, il quarto mercato nero più redditizio al mondo secondo il corpo Forestale dello Stato, dopo quello di droga, armi ed esseri umani) e le frodi commerciali, rimilendo alla vera origine dei prodotti sul mercato.

Preziosissimo è il contributo nell’identificazione dei generi alimentari venduti in tranci, surgelati o elaborati, come il pesce, le carni macinate. Ma è sempre più ARMAI( } anche per verificare la sincerità delle etichette di preparati e integratori a base di erbe e derivati vegetali, permettendo di risalire all’identificazione delle piante utilizzate.

Individua microbi pericolosi

Il Dna barcording avrà grandi applicazioni anche in medicina. Già oggi nei laboratori degli istituti di ricerca è utilizzato per identificare i microbi delle malattie contagiose, ma in futuro permetterà al medico di base di fare una diagnosi precisa già durati te la prima visita a casa del paziente, semplicemente con il sequenziometro per barcode tascabile.

Si potrà così risalire all’agente patogeno con estrema precisione e quindi applicare la terapia più appropriata. Addirittura con una goccia dì saliva si potranno effettuare analisi delle sequenze geniche del bioma di ciascuno di noi: il bioma rappresenta la componente batterica, come la flora intestinale, che pullula nel nostro corpo, soprattutto nella bocca e in molte regioni del tratto digerente, e ci accompagna per tutta la vita.

Gli studi effettuati negli ultimi anni sulla sua natura hanno rivelato dati sorprendenti, primo fra tutti il fatto che dalla compositione del bioma dipende anche la forza del nostro sistema immunitario e quindi la resistenza alle malattie. Gli scienziati ritengono che tra non molto, con un sequenziometro tascabile e uno smartphone, ognuno di noi potrà compiere un’autoanalisi del proprio bioma e inviare i dati direttamente al medico per la valutazione dello stato di salute.

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